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Il ritorno al protezionismo in un'epoca globale


Dopo quanto accaduto nei giorni scorsi, parlare di value investing suona quasi fuori luogo. L’annuncio ufficiale sui dazi da parte dell’amministrazione Trump, pur previsto nel programma elettorale, ha colto i mercati in contropiede, innescando reazioni violente e generalizzate.

In molti speravano che la questione restasse sul piano retorico, utile magari a guadagnare margini negoziali. Trump, in passato, ci aveva abituati a colpi di scena improvvisi, a retromarce spettacolari. Stavolta no: ha scelto la coerenza. Ma la coerenza, se non accompagnata da una visione razionale e sostenibile, rischia di diventare una trappola. È come un coltello: utile per affettare il salame, ma pericoloso se impugnato male.

Il Presidente ha definito il 2 aprile 2025 una data "storica", l’inizio di una nuova era. Peccato che le fondamenta economiche di questa "nuova era" appaiano fragili. La teoria dei vantaggi comparati di David Ricardo – caposaldo del libero scambio – è stata liquidata in pochi minuti, sostituita da un sistema di dazi “reciproci” calcolati con un algoritmo a dir poco rudimentale.

Un pannello analogico, paese per paese, ha fatto da scenografia a una retorica tanto roboante quanto priva di concretezza.

I mercati non hanno gradito. Subito dopo, la Cina ha reagito con fermezza – ma anche con equilibrio – mentre l’Europa riflette sul da farsi. Ogni mossa è complicata, ogni scenario incerto. Nessuna decisione sarà indolore. Ma una cosa è certa: spingere il mondo verso il protezionismo in un contesto ormai globalizzato è un rischio che andrebbe evitato. Anche perché, ironia della sorte, a pagare il prezzo più alto sarebbero proprio i consumatori americani.

Trasferire forzatamente le produzioni negli Stati Uniti non è un processo rapido, né indolore. E nel frattempo, l’incertezza regna sovrana. In un simile scenario, parlare di investimenti non è semplice. Serve sangue freddo, disciplina e la capacità di mantenere la barra dritta, continuando a seguire il proprio piano finanziario ma con le antenne ben posizionate.

L’ondata di volatilità che ha investito i mercati ha colpito indistintamente tutti i settori. Una reazione emotiva, forse inevitabile, che ha portato molti investitori a liquidare in fretta e furia anche asset privi di legami diretti con l’introduzione dei dazi. Vendite indiscriminate, spinte dalla paura.

Ora resta da capire se questa fase rappresenti un bivio o solo una deviazione temporanea. Se prevarrà il buon senso, se si tornerà al tavolo negoziale con un approccio più costruttivo, da questa burrasca potrebbero emergere anche delle buone occasioni. In caso contrario, sarà necessario rivedere le strategie, con un occhio attento ai nuovi rischi sistemici che potrebbero materializzarsi.

RIEPILOGO DELLE SEGNALAZIONI:

PORTAFOGLIO TOTAL RETURN:

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